Controlli propedeutici alla chiusura del bilancio: guida pratica per imprese

La chiusura del bilancio d’esercizio è un momento cruciale per ogni impresa: definisce i risultati economici dell’anno, fotografa la situazione patrimoniale e costituisce la base per adempimenti civilistici e fiscali. Per arrivare a una chiusura corretta è fondamentale eseguire controlli propedeutici accurati che consentano di evitare errori, omissioni o incongruenze nelle scritture contabili.

In questo articolo vediamo le principali verifiche da effettuare prima di procedere alla redazione del bilancio.

1. Quadratura dei conti e riconciliazioni

Uno dei primi controlli da effettuare riguarda la coerenza tra i saldi contabili e le fonti esterne:

  • controllare che il saldo di cassa coincida con la consistenza reale del denaro contante e degli assegni;
  • riconciliare i conti bancari con gli estratti conto, rilevando eventuali interessi attivi o passivi da imputare;
  • verificare che i conti di clienti e fornitori riflettano correttamente le fatture emesse, ricevute e gli importi ancora da incassare o pagare.

Queste riconciliazioni aiutano a garantire che i principali saldi patrimoniali siano affidabili e pronti per essere inclusi nel bilancio.

2. Giroconti e scritture di assestamento

Prima della chiusura definitiva, è importante controllare che siano stati effettuati correttamente i giroconti e le scritture di assestamento. Ciò include:

  • rilevazione di ratei e risconti attivi e passivi;
  • contabilizzazione di fatture da emettere e da ricevere;
  • valutazione dei costi e ricavi di competenza dell’esercizio ma non ancora registrati.

Queste operazioni assicurano che la competenza economica dei costi e dei ricavi sia riportata nell’esercizio corretto.

3. Controllo dei saldi e coerenza interna

Un passaggio fondamentale è verificare che il bilancio di verifica risulti correttamente quadrato e che la contabilità sia coerente in tutte le sue parti. In particolare è necessario controllare che:

  • non vi siano documenti mancanti o non ancora contabilizzati;
  • tutti i movimenti risultino correttamente riportati (i.e. rispetto del principio di competenza) ;

Questa fase consente di individuare tempestivamente errori di imputazione o di registrazione, evitando che si riflettano sulle scritture di assestamento e sulla chiusura definitiva del bilancio.

4. Analisi delle variazioni significative

Confrontare le voci di bilancio con quelle dell’anno precedente è un controllo utilissimo per intercettare anomalie o variazioni non giustificate.

Ad esempio, uno scostamento marcato in ricavi o costi può derivare da errori di classificazione o mancata registrazione di operazioni.

5. Verifica specifica di poste rilevanti

Oltre alla quadratura generale, è fondamentale effettuare un controllo mirato sulle principali voci patrimoniali, in particolare:

  • crediti commerciali, verificandone l’effettiva esigibilità e valutando l’eventuale necessità di accantonare un fondo svalutazione crediti;
  • debiti verso fornitori, enti previdenziali e fiscali, accertando che gli importi contabilizzati corrispondano a quanto effettivamente dovuto;
  • conti d’ordine e operazioni fuori bilancio, che devono essere correttamente rilevati e illustrati in nota integrativa.

Queste verifiche permettono di rappresentare in modo veritiero, corretto e trasparente gli impegni assunti e la reale situazione patrimoniale della società.

6. Inventario e immobilizzazioni

Un passaggio fondamentale riguarda le immobilizzazioni materiali e immateriali:

  • verificare la presenza e la corretta classificazione dei beni in inventario;
  • aggiornare eventuali ammortamenti e svalutazioni secondo i criteri civilistici e fiscali.

Perché questi controlli sono così importanti

Effettuare controlli accurati prima della chiusura dei bilanci non solo riduce il rischio di errori formali e sanzioni, ma offre anche un quadro affidabile su cui basare decisioni strategiche di gestione e pianificazione fiscale.

Sappiamo bene che la chiusura del bilancio è un’attività complessa che richiede rigore, metodo e controllo sistematico delle scritture contabili. I controlli propedeutici non sono semplici formalità: sono strumenti essenziali per assicurare che il bilancio rappresenti in modo veritiero e corretto la situazione economica e patrimoniale dell’impresa.

Pianificare per tempo queste verifiche può ridurre significativamente il lavoro di fine anno e aumentare la qualità delle informazioni contabili su cui si fondano le scelte aziendali.

Se hai bisogno di una consulenza specializzata contatta il nostro Studio.

 

Certificazione Unica 2026: cos’è, a cosa serve e perché il datore di lavoro deve consegnarla entro il 16 marzo

La Certificazione Unica 2026 (CU) è uno degli adempimenti fiscali più importanti per datori di lavoro, professionisti e sostituti d’imposta. Si tratta del documento che certifica i redditi percepiti dai lavoratori e le relative ritenute fiscali e previdenziali applicate nel corso dell’anno precedente.

Per il periodo d’imposta 2025, la scadenza per la consegna della Certificazione Unica ai percipienti è il 16 marzo 2026. Rispettare questa data è fondamentale per evitare sanzioni e permettere ai lavoratori di predisporre correttamente la propria dichiarazione dei redditi.

Vediamo nel dettaglio cos’è la Certificazione Unica, a cosa serve e quali obblighi ha il datore di lavoro.

Cos’è la Certificazione Unica

La Certificazione Unica (CU) è il documento con cui il sostituto d’imposta, generalmente il datore di lavoro o il committente, comunica all’Agenzia delle Entrate e al lavoratore:

  • i redditi corrisposti nel corso dell’anno;
  • le ritenute fiscali operate;
  • i contributi previdenziali e assistenziali versati;
  • eventuali detrazioni o bonus riconosciuti.

La CU ha sostituito il vecchio modello CUD ed è oggi uno strumento centrale nel sistema fiscale italiano.

A cosa serve la Certificazione Unica

La Certificazione Unica svolge diverse funzioni fondamentali.

1. Serve per la dichiarazione dei redditi

Il documento è utilizzato dal lavoratore o dal professionista per compilare correttamente:

  • Modello 730
  • Modello Redditi Persone Fisiche

Contiene infatti tutti i dati necessari relativi ai redditi percepiti e alle imposte già trattenute.

2. Permette all’Agenzia delle Entrate di effettuare controlli

La CU viene trasmessa telematicamente all’Agenzia delle Entrate e utilizzata per:

  • predisporre la dichiarazione precompilata;
  • effettuare controlli incrociati tra redditi dichiarati e compensi percepiti.

3. Certifica ufficialmente i redditi percepiti

Il documento rappresenta una certificazione fiscale ufficiale dei redditi del contribuente, utile anche in ambito bancario o amministrativo.

Chi deve ricevere la Certificazione Unica

La Certificazione Unica deve essere rilasciata a tutti i soggetti che hanno percepito redditi soggetti a ritenuta, tra cui:

  • lavoratori dipendenti
  • collaboratori
  • professionisti e lavoratori autonomi
  • percettori di provvigioni
  • percettori di redditi assimilati al lavoro dipendente

Ogni percettore deve ricevere la propria certificazione per poter gestire correttamente gli adempimenti fiscali.

Perché il datore di lavoro deve consegnarla entro il 16 marzo 2026

Il 16 marzo 2026 rappresenta la scadenza entro cui i sostituti d’imposta devono:

  1. consegnare la Certificazione Unica al lavoratore o al professionista
  2. trasmettere la CU all’Agenzia delle Entrate

Questa tempistica è stabilita per permettere all’Amministrazione finanziaria di predisporre la dichiarazione dei redditi precompilata. Il rispetto della scadenza è quindi fondamentale sia per il contribuente sia per il corretto funzionamento del sistema fiscale.

Sanzioni in caso di ritardo o errori

Il mancato invio o l’invio tardivo della Certificazione Unica può comportare sanzioni amministrative per il sostituto d’imposta.

In particolare:

  • è prevista una sanzione per ogni certificazione omessa o errata;
  • sono possibili riduzioni in caso di correzione tempestiva.

Per questo motivo è importante preparare la documentazione con anticipo e verificare attentamente i dati prima della trasmissione.

Il supporto dello Studio nella gestione degli adempimenti fiscali

La gestione della Certificazione Unica richiede attenzione, precisione e conoscenza della normativa fiscale. Il nostro Studio supporta imprese e professionisti nella predisposizione, verifica e trasmissione delle certificazioni, assicurando il rispetto delle scadenze e la correttezza dei dati comunicati.

Affidarsi a professionisti qualificati consente di affrontare gli adempimenti fiscali con maggiore serenità e sicurezza.

Contattaci.

 

Legge di Bilancio 2026: le principali novità fiscali, economiche e sociali

In occasione dell’approvazione della nuova Legge di Bilancio 2026 abbiamo preparato una breve guida per imprenditori, professionisti e contribuenti per orientarsi nella manovra finanziaria di quest’anno. Partiamo dall’inizio: si tratta di una manovra di circa 22 miliardi di euro, che ha cercato di mettere in campo azioni a sostegno a famiglie, imprese e lavoratori, con misure mirate su fisco, welfare, incentivi occupazionali e politiche sociali.

 

Riduzione delle imposte sul lavoro e sul reddito

Una delle principali novità riguarda l’IRPEF: la Legge di Bilancio introduce una riduzione dell’aliquota media per i redditi medio-bassi, con lo scopo di alleggerire il carico fiscale sul lavoro dipendente e autonomo.

In parallelo, sono confermati ed estesi incentivi per l’occupazione giovanile e femminile, con agevolazioni contributive per i datori di lavoro che assumono giovani under 36 o donne con contratti a tempo indeterminato (fino a 24 mesi di vantaggi).

Misure per famiglie e soggetti in condizioni di fragilità

La manovra dedica risorse al welfare familiare:

  • Potenzia il bonus mamme, passando da 40 a 60 euro mensili per lavoratrici con almeno due figli e reddito fino a 40.000 euro
  • Rafforza il congedo parentale e il congedo per malattia dei figli minori.
  • Prevede un incremento di pensioni di basso importo per soggetti in condizioni disagiate.

Sono anche confermate diverse prestazioni per contrastare la povertà e supportare concretamente le famiglie con ISEE limitato, oltre a risorse per servizi educativi e sociali.

Interventi fiscali per imprese e investimenti

Sul fronte delle imprese, la Legge di Bilancio 2026 introduce alcune misure di rilievo:

  • Conferma di incentivi per gli investimenti in beni strumentali (iper-ammortamento), finalizzati a stimolare la modernizzazione delle strutture produttive.
  • Misure speciali per il settore finanziario e bancario testate nelle fasi di approvazione della manovra, come modifiche IRAP e detassazioni su dividendi, che richiedono particolare attenzione da parte di operatori e istituti finanziari.

Vengono, inoltre, confermate agevolazioni per le imprese presenti nelle Zone Economiche Speciali (ZES) e semplificazioni fiscali legate alla gestione di investimenti strategici.

Fisco, adempimenti e semplificazioni

La nuova manovra tocca anche aspetti amministrativi e fiscali:

  • Rottamazione quinquies per la definizione agevolata di carichi affidati all’agente della riscossione, con piani di pagamento semplificati per determinati debiti.
  • Interventi di pacificazione fiscale per soggetti con omissioni nella dichiarazione o nei versamenti.

Queste novità richiedono una pianificazione accurata delle scadenze fiscali, nonché un aggiornamento delle procedure interne dello studio e delle aziende clienti per garantire compliance e accesso ai benefici.

 

Politiche sociali e previdenziali

La manovra integra misure anche nel campo della previdenza e delle politiche sociali:

  • Interventi sulla disciplina dell’assegno di inclusione e modifiche sui requisiti di accesso.
  • Incentivi previdenziali per determinate categorie e interventi per favorire l’inserimento nel mercato del lavoro anche tramite strumenti di welfare aziendale.

 

Cosa cambia per imprese e professionisti

La Legge di Bilancio 2026 rappresenta un momento di transizione fiscale e sociale che, pur contenendo misure di alleggerimento delle imposte, punta a sostenere famiglie, lavoratori e imprese in un quadro economico sfidante.

Per imprese e professionisti diventa cruciale:

  • comprendere e valorizzare le opportunità fiscali e contributive offerte dalla manovra;
  • adeguare processi di compliance e reporting;
  • pianificare investimenti e scelte occupazionali alla luce delle nuove agevolazioni.

Se desideri un approfondimento sulle specifiche misure fiscali, su come impattano la tua attività o su come impostare correttamente la pianificazione fiscale del 2026, contattaci: il nostro team è a tua disposizione per un supporto personalizzato.

 

Verifiche contabili di inizio periodo

Con l’apertura del periodo d’imposta 2026 occorre verificare:

  1. la sussistenza dei requisiti necessari per continuare ad adottare:
    • la tenuta della contabilità semplificata, da parte di imprese individuali, società di persone ed enti non commerciali;
    • le liquidazioni trimestrali Iva, da parte di imprese e lavoratori autonomi;
  1. la percentuale del pro rata generale “definitivo” ai fini Iva per l’anno 2025 (si ricorda, infatti, che la prima liquidazione del 2026 assume quale percentuale “provvisoria” proprio quella definitiva del periodo di imposta precedente).

Il rispetto dei limiti per la tenuta della contabilità semplificata

L’articolo 18, D.P.R. 600/1973 prevede la possibilità per le imprese individuali, le società di persone e gli enti non commerciali di adottare il regime di contabilità semplificata qualora siano rispettati determinati limiti di ricavi conseguiti nel periodo di imposta precedente, differenziati a seconda del tipo di attività esercitata.

 

Vai al link per leggere la circolare completa

VERIFICHE CONTABILI DI INIZIO PERIODO

Superbonus, Ecobonus e Sismabonus: aggiornamenti per il 2026

Superbonus, Ecobonus o Sismabonus? Se anche tu non riesci a orientarti tra bonus e agevolazioni fiscali, questa guida pratica per contribuenti e professionisti ti aiuterà a capire cosa cambia, chi ne beneficia e come pianificare gli interventi

La Legge di Bilancio 2026 e i provvedimenti collegati hanno ridefinito la cornice delle agevolazioni fiscali per l’edilizia. Nel 2026 le misure principali (Superbonus, Ecobonus e Sismabonus) restano presenti, ma con ambiti di applicazione, aliquote e condizioni differenti rispetto agli anni precedenti: è fondamentale conoscere le novità per evitare errori nella pianificazione fiscale e nella gestione della documentazione.

Superbonus: chi resta dentro e chi resta fuori

  • Situazione 2026: il Superbonus al 110% è stato prorogato in modo molto selettivo: la misura resta applicabile principalmente per interventi di ricostruzione post-sisma (aree e immobili danneggiati da eventi sismici) e per alcune fattispecie previste dalla normativa transitoria. Per altri interventi di efficientamento energetico la detrazione straordinaria 110% non è stata estesa (in forma piena) al 2026.
  • Implicazioni pratiche: se avete cantieri Superbonus già avviati in zone non sismiche verificate scadenze residue, stati di avanzamento lavori (SAL) e modalità di opzione (cessione del credito/sconto in fattura), perché la possibilità di completare le pratiche con aliquota 110% può essere limitata.

Ecobonus e Bonus ristrutturazioni: aliquote e durata

  • Aliquote principali: la detrazione per interventi di ristrutturazione ed efficienza energetica è stata confermata per il 2026 con aliquote “a regime” diverse rispetto agli anni delle agevolazioni potenziate: per la prima casa si mantiene una detrazione agevolata (50%), mentre per altri immobili si torna a livelli ordinari (36%) con limiti di spesa specifici.
  • Nota operativa: la normativa prevede regole diverse a seconda dell’anno di spesa (es. 2025 vs 2026/2027); pertanto, documentare con precisione la data delle fatture e dei pagamenti è cruciale per applicare correttamente l’aliquota spettante.

Sismabonus: conferme e cambi di passo

  • Proroga e ambito: il Sismabonus rimane per la messa in sicurezza degli edifici sottoposti a rischio sismico con detrazioni che possono raggiungere quote rilevanti a seconda del miglioramento della classe di rischio. Le regole tecniche e i massimali rimangono vincolanti e vanno rispettate per ottenere la detrazione.
  • Interazione con il Superbonus: nelle aree colpite da eventi sismici il Superbonus (quando applicabile) e il Sismabonus possono interagire: è essenziale verificare quale agevolazione convenga applicare per ogni singolo intervento, in che ordine e con quale documentazione tecnica (asseverazioni, APE, pratiche comunali).

Come devono muoversi professionisti e contribuenti?

  1. Verificare l’anno di sostenimento della spesa (fattura/pagamento) per applicare l’aliquota corretta.
  2. Controllare se l’immobile si trova in area sismica o tra quelle esplicitamente ammesse al Superbonus prorogato.
  3. Raccogliere tutta la documentazione tecnica (asseverazioni, APE, pratiche edilizie) prima della trasmissione all’Agenzia delle Entrate.
  4. Valutare l’opzione di cessione del credito solo dopo aver verificato l’affidabilità del cessionario e i rischi fiscali/contabili.
  5. Pianificare la contabilità e la dichiarazione dei redditi (quadro dedicato) con l’ausilio di un commercialista esperto.

Domande frequenti

D: Posso ancora usare il Superbonus 110% per lavori di efficientamento su una seconda casa nel 2026?

R: In generale no: la proroga al 110% per il 2026 è stata circoscritta a interventi riconducibili alla ricostruzione post-sisma e a fattispecie specifiche. Per interventi ordinari sugli immobili diversi dalla prima casa è necessario valutare altre detrazioni (es. Ecobonus o Bonus ristrutturazioni).

D: Come gestire la cessione del credito in caso di lavori iniziati nel 2025 e proseguiti nel 2026?

R: È essenziale documentare le spese per anno e verificare la normativa transitoria: la scelta tra detrazione diretta, cessione o sconto va valutata con il commercialista e con l’impresa appaltatrice per minimizzare rischi e massimizzare la compatibilità con le disposizioni vigenti.

Consigli utili

Per i contribuenti, prima di iniziare lavori gravosi, è importante verificare con il commercialista e con il tecnico incaricato se il progetto rientra nelle agevolazioni vigenti per il 2026. Non va inoltre dimenticato di conservare fatture e documenti di pagamento separati per anno.

Omaggi natalizi 2025: cosa cambia dal punto di vista fiscale

Con l’arrivo delle festività natalizie, aziende e professionisti tornano a programmare omaggi per clienti, fornitori e dipendenti. Dal 2025, però, entra in vigore una novità importante: per poter dedurre fiscalmente le spese relative agli omaggi è obbligatorio effettuare i pagamenti con strumenti tracciabili (bonifici bancari o postali, carte, altri sistemi verificabili).
Il pagamento in contanti, anche per piccoli importi, impedisce la deducibilità.

La normativa riguarda sia le spese di rappresentanza sia gli omaggi veri e propri.

Per gestire correttamente gli aspetti fiscali è necessario considerare due elementi fondamentali:

  • la tipologia di bene regalato (acquistato appositamente oppure prodotto dall’azienda stessa);

  • la natura del destinatario (dipendenti, clienti, consulenti, agenti, rappresentanti o altri soggetti terzi).

Queste distinzioni incidono sui limiti di deducibilità dei costi e sulla detraibilità dell’IVA. Ad esempio, un’impresa che produce panettoni e li dona ai propri dipendenti rientra nella categoria degli omaggi costituiti da beni prodotti internamente.

Di seguito la circolare con il testo completo

Legge di Bilancio 2026: tutte le agevolazioni per le imprese

La Legge di Bilancio 2026 è uno degli strumenti legislativi più attesi dalle imprese: con nuove agevolazioni, incentivi agli investimenti, misure per l’occupazione e semplificazioni fiscali, offre opportunità concrete per chi vuole crescere e innovare. Tuttavia non sempre è facile cogliere appieno tali opportunità, ecco perché è fondamentale informarsi e farsi accompagnare da dei commercialisti esperti sul tema.

In questo blog offriremo una panoramica delle misure più rilevanti previste dalla manovra per le imprese.

1. Incentivi agli investimenti: il nuovo “Iperammortamento2026”

Una delle misure di punta è il rilancio dell’iperammortamento per il 2026, destinato agli investimenti in beni strumentali “4.0” e green.

Nel dettaglio:

  • Per investimenti fino a 2,5 milioni € è prevista una maggiorazione del 180 %.
  • Oltre 2,5 fino a 10 milioni: 100 % di maggiorazione.
  • Oltre 10 fino a 20 milioni: 50 %.

2. Rifinanziamenti e misure per imprese operative

La manovra destina risorse importanti alle imprese, sia per gli incentivi consolidati che per rilanci operativi:

  • È previsto il rifinanziamento della misura IRES premiale, già introdotta negli anni precedenti.
  • Rifinanziata anche la misura Nuova Sabatini.
  • Per le imprese operanti nelle zone economiche speciali (ZES) e nelle zone logistiche semplificate (ZLS) sono stanziati circa 2,1 miliardi nel triennio.
  • Per settori specifici come moda & design, crediti d’imposta per nuovi campionari e ideazione sono mantenuti o potenziati (circa 250 milioni).

3. Occupazione e costi del lavoro: più che un semplice incentivo

Anche il fronte lavoro è interessato: la Manovra introduce strumenti per stimolare assunzioni e miglioramento della produttività.

  • Una parte delle risorse circa 1,9 miliardi € è destinata alla detassazione di premi di produttività e componenti vari del salario.
  • Per le nuove assunzioni a tempo indeterminato, in alcuni casi con profili più fragili o categorie speciali, si prevede una maggiorazione della deducibilità o incentivi specifici.

4. Agevolazioni per imposte indirette e beni estromessi

La bozza della Manovra prevede anche riduzioni delle imposte di registro, ipotecarie e catastali per determinate operazioni.

In particolare:

  • Le imposte di registro/ ipotecarie/ catastali ridotte e versamento in due rate (60% entro settembre, saldo entro novembre 2026) per certe fattispecie.
  • Estromissione agevolata dei beni delle imprese individuali: effettuata tra il 1° gennaio e il 31 maggio 2026, con imposta sostitutiva da versare entro novembre 2026 e giugno 2027.

Quali passi fare subito

Per mettere l’impresa nella condizione di sfruttare fin da ora le novità della Legge di Bilancio 2026, è bene muoversi per tempo con il proprio commercialista per verificare assieme se ci sono progetti di investimento già in programma per il 2026 o da calendarizzare. Ma anche per analizzare il bilancio aziendale per capire se è presente “utile da investire”, se sono possibili ammortamenti o leasing fatti rientrare nelle agevolazioni.

La Legge di Bilancio 2026 rappresenta un’importante occasione per le imprese che intendono innovare, investire e crescere. Ma l’opportunità può diventare reale solo se accompagnata dalla strategia giusta, dal rispetto delle regole e dalla pianificazione efficace.

In questo contesto, affidarsi a un commercialista esperto è un investimento: quello che trasforma la norma in vantaggio competitivo.

Vuoi saperne di più? Contatta il nostro Studio per una consulenza.

Credito d’imposta beni strumentali 4.0 e 5.0: come sfruttarlo entro fine anno

Il credito d’imposta per beni strumentali 4.0 e 5.0 resta, anche nel biennio 2025-2026, uno degli strumenti fiscali più efficaci per incentivare le imprese che investono in tecnologie di nuova generazione o sostenibili. Grazie ai benefici previsti dal Piano Transizione 4.0 e dal nuovo Piano Transizione 5.0, è possibile recuperare una parte rilevante dei costi sostenuti per l’acquisto di macchinari, software e impianti innovativi.

Ma attenzione: per accedere alle agevolazioni, è necessario rispettare precise scadenze. In questo articolo vediamo nel dettaglio come sfruttare il credito d’imposta entro il 31 dicembre 2025 e come prepararsi correttamente per il 2026.

Cos’è il credito d’imposta per beni strumentali 4.0 e 5.0

Il credito d’imposta per beni strumentali è un’agevolazione fiscale introdotta per sostenere la transizione digitale e green delle imprese italiane. Si applica all’acquisto di beni nuovi, materiali o immateriali, che migliorano i processi produttivi secondo i criteri di Industria 4.0 e, più recentemente, anche in chiave ambientale con l’Industria 5.0.

Transizione 4.0 (credito d’imposta “tradizionale”)

Prevede un credito d’imposta per beni interconnessi ai sistemi aziendali, come:

  • macchinari automatizzati;
  • robot collaborativi;
  • software gestionali e piattaforme digitali;
  • impianti interconnessi ai sistemi aziendali.

Transizione 5.0 (focus su sostenibilità ed efficienza energetica)

Oltre alla digitalizzazione, i beni devono portare a un concreto risparmio energetico nei cicli produttivi. È richiesto un audit energetico iniziale e la certificazione della riduzione dei consumi.

Scadenze 2025-2026: perché agire subito

Le tempistiche sono fondamentali per poter beneficiare del credito d’imposta nei termini previsti dalla normativa.

Per il credito d’imposta 4.0:

  • Gli investimenti devono essere effettuati entro il 31 dicembre 2025 ovvero consegna entro il 30/06/2026 a condizione che entro il 31 dicembre 2025 il relativo ordine sia stato accettato dal venditore e siano stati pagati acconti per almeno il 20% del costo di acquisizione.

Per il credito d’imposta 5.0:

  • Gli investimenti devono essere ordinati e installati entro il 31 dicembre 2025.
  • L’agevolazione riguarda solo i beni che garantiscono una riduzione minima dei consumi energetici (almeno 3% dell’intero impianto o 5% del processo interessato).
  • È possibile ottenere aliquote potenziate anche per il 2026, ma è necessario avviare il processo già nel 2025 (richiesta preventiva al GSE e audit tecnico).

Vuoi un consiglio? Per evitare ritardi e congestioni a fine anno, è consigliabile iniziare ora l’analisi tecnica e fiscale degli investimenti, contatta il nostro studio per maggiori approfondimenti.

Aliquote e vantaggi fiscali aggiornati per il 2025-2026

Credito d’imposta beni strumentali 4.0 – anno 2025 (beni materiali “interconnessi”)

  • 20% fino a 2,5 milioni di euro;
  • 10% da 2,5 a 10 milioni;
  • 5% oltre i 10 milioni.

Credito d’imposta beni strumentali 5.0 – anno 2025 (beni che generano risparmio energetico certificato)

  • fino al 35% per risparmio ≥ 15%;
  • fino al 40% in caso di ulteriore integrazione con impianti fotovoltaici o sistemi intelligenti di gestione dell’energia.

Il credito è utilizzabile in compensazione F24 in 3 o 5 quote annuali, a seconda della normativa applicabile.

Cosa fare entro il 31 dicembre 2025

Per non perdere l’opportunità fiscale, le imprese devono:

  1. Analizzare i fabbisogni produttivi e energetici;
  2. Verificare i requisiti tecnici dei beni;
  3. Effettuare l’ordine e versare l’acconto (almeno 20%);
  4. Avviare la richiesta di perizia e documentazione tecnica;
  5. Programmare l’installazione e l’interconnessione dei beni.

Cosa prevede la bozza della Legge di Bilancio per il 2026:

  • Rifinanziamento della Nuova Sabatini con 1,7 miliardi per il periodo 2026-2029
  • Nuovo iper-ammortamento per gli investimenti in beni strumentali (interconnessione per autoproduzione di energia rinnovabile) effettuati dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2026 ovvero consegna entro il 30/06/2027 a condizione che entro il 31 dicembre 2025 il relativo ordine sia stato accettato dal venditore e siano stati pagati acconti per almeno il 20% del costo di acquisizione. Tale beneficio incrementa il costo di acquisizione del 180% fino al 220% in caso di investimenti green.

Attenzione agli errori: serve una corretta pianificazione. Molte imprese rischiano di perdere i benefici a causa dell’acquisto di beni non conformi o per assenza di una perizia tecnica, ecco perché è fondamentale affidarsi a un commercialista esperto che conosca gli incentivi 4.0 e 5.0 per pianificare e monitorare tutto il processo.

Serve assistenza? Contattaci per una consulenza personalizzata. Il nostro Studio è da sempre al fianco delle imprese che vogliono investire in innovazione e sostenibilità.

Adesione al nuovo modello CPB 2025–2026: scadenza 30 settembre

Il Concordato Preventivo Biennale (CPB) 2025–2026 rappresenta una delle novità più significative nell’ambito della fiscalità italiana: il nuovo modello, infatti, consente a professionisti e imprese di definire preventivamente il proprio reddito imponibile per i due anni.

Aderire entro la scadenza del 30 settembre 2025 non è un obbligo: è una scelta strategica che può garantire vantaggi fiscali, stabilità nei rapporti con l’amministrazione finanziaria e un miglior controllo della pianificazione economica.

Che cos’è il Concordato Preventivo Biennale

Il CPB è un accordo tra contribuente e Agenzia delle Entrate che consente di stabilire in via preventiva il reddito d’impresa o di lavoro autonomo per due anni (2025–2026), sulla base dei dati elaborati dal nuovo sistema ISA evoluto (Indici Sintetici di Affidabilità).

Aderire significa accettare la proposta dell’Agenzia delle Entrate, in cambio di:

  • Prevedibilità del carico fiscale
  • Riduzione del rischio di accertamento
  • Miglior punteggio di affidabilità fiscale
  • Benefici premiali correlati

Scadenza Concordato Preventivo Biennale 2025–2026: cosa sapere

La data da segnare in agenda è il 30 settembre 2025, termine ultimo per l’adesione al nuovo CPB. Entro questa data, i soggetti interessati dovranno:

  1. Accedere alla proposta dell’Agenzia tramite il proprio cassetto fiscale
  2. Verificare i dati precompilati
  3. Confermare la proposta
  4. Trasmettere telematicamente l’adesione (oppure esercitare la scelta in dichiarazione dei redditi)

Attenzione: Non sono previste proroghe automatiche. Superata la scadenza, non sarà più possibile aderire per il biennio 2025–2026.

Chi può aderire al CPB

Possono aderire al Concordato Preventivo Biennale purché rientrino nel perimetro degli ISA:

  • Professionisti (es. commercialisti, avvocati, consulenti) e ditte individuali
  • società di persone
  • Società di capitali

Restano esclusi:

  • I contribuenti con gravi violazioni fiscali o carichi fiscali pendenti
  • Chi ha posizioni fiscali irregolari o non aggiornate
  • Le imprese in liquidazione o in stato di crisi

Vantaggi dell’adesione tempestiva al CPB

  • Stabilità fiscale

L’adesione blocca eventuali accertamenti su ricavi e compensi concordati, garantendo due anni di certezza fiscale.

  • Premialità ISA

Un buon profilo di affidabilità fiscale permette l’accesso a numerosi vantaggi: esclusione da alcuni tipi di accertamento, rimborsi IVA più veloci, e altro ancora.

  • Controllo e pianificazione

Il contribuente può gestire con maggiore precisione la propria pianificazione economico-fiscale.

Ruolo del commercialista: una guida strategica

Il procedimento ti sembra lungo e complesso? Affidati al tuo commercialista o contatta il nostro Studio per farti accompagnare nell’analisi della proposta CPB e supportarti nella valutazione di convenienza economica e fiscale.

Il commercialisti ti aiuta a:

  • Verificare la congruità dei dati ISA
  • Stimare l’impatto del reddito concordato sui prossimi due anni
  • Trasmettere i dati corretti per l’adesione

Gioca d’anticipo

La scadenza del 30 settembre 2025 per l’adesione al Concordato Preventivo Biennale non va sottovalutata. Prepararsi per tempo significa sfruttare appieno i vantaggi offerti dal nuovo sistema.

 

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Tregua fiscale: le tasse non inseguiranno i contribuenti in vacanza

L’estate porta con sé non solo giornate di sole e relax, ma anche una novità importante per i contribuenti italiani: la tregua fiscale estiva. Questa misura, introdotta dal Governo attraverso un apposito decreto, mira a offrire un momento di respiro a cittadini e imprese, sospendendo temporaneamente le comunicazioni e gli avvisi fiscali durante il mese di agosto, il periodo tradizionalmente più atteso per le ferie.

Che cos’è la tregua fiscale estiva?

La tregua fiscale rappresenta un’opportunità concreta per alleggerire la pressione derivante dagli obblighi tributari durante i mesi di vacanza. Con questa misura, l’Agenzia delle Entrate sospende l’invio di avvisi di accertamento, comunicazioni di irregolarità e altri atti di riscossione nel periodo di agosto, sebbene si riservi il diritto di intervenire in casi di urgenza, come per evitare la prescrizione di un credito o per segnalare reati tributari.

Come funziona la sospensione?

Per tutto il mese di agosto, dal primo al 31, le comunicazioni fiscali vengono temporaneamente sospese, permettendo ai contribuenti di godersi le ferie senza il peso di scadenze improvvise. La misura include anche la sospensione dei termini per il pagamento di avvisi bonari e controlli automatizzati o formali, con una finestra di versamento estesa fino al 5 settembre. In altre parole, chi riceve un avviso di pagamento può regolarizzare la propria posizione senza incorrere in sanzioni o interessi aggiuntivi, purché effettui il pagamento entro quella data.

Un importante cambio di passo

La tregua fiscale estiva rappresenta un segnale di attenzione e sensibilità verso i contribuenti, spesso sotto pressione per gli adempimenti fiscali. Grazie a questa pausa temporanea si favorisce un rapporto più sereno tra cittadini e amministrazione fiscale, promuovendo la collaborazione e riducendo le tensioni legate alle scadenze.

Limiti e eccezioni

Pur offrendo questa sospensione, l’Agenzia delle Entrate mantiene la possibilità di inviare comunicazioni in casi di urgenza o di particolare gravità, come ad esempio rischi di prescrizione o segnalazioni di reati fiscali. Si tratta di una garanzia per tutelare l’interesse pubblico senza compromettere la lotta all’evasione fiscale.

Per i contribuenti, questa può essere un’occasione preziosa per pianificare al meglio le proprie finanze e regolarizzare eventuali posizioni aperte senza la pressione delle scadenze imminenti. Ricordiamo, però, che la sospensione riguarda esclusivamente le comunicazioni e i controlli, e non la responsabilità di rispettare gli obblighi fiscali nel tempo.

Se state pianificando le vostre vacanze, ricordate di verificare eventuali comunicazioni in arrivo e approfittate del periodo di sospensione per organizzarvi al meglio, senza stress e con maggiore serenità. Chiedete al commercialista!

Buone ferie a tutti, sotto l’ombrellone e senza tasse!